Qui scrivo di musica quella bella sonica, rock ed elettrica, elettronica e punk, noise e jazzosa! Ma anche no! Quanto odio(amo) questo modo di dire.
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Sarà l'ennessima volta che lo ascolto! L'ho comprato esattamente la mattina in cui è uscito e già a tre giorni dall'acquisto l'avevo sentito 8 volte per intero! Ora premetto che sono un fan dei Radiohead e che HttT mi piace molto !
Sinceramente non mi aspettavo che Radiohead facessero un altro album bello, specie dopo quello che avevano fatto in Kid A e Amnesiac, pensavo che gli fosse passata l'ispirazione: mi sbagliavo! Sin dalla prima folgorante 2+2=5 si capisce che la qualità è rimasta ed è ritornata anche quella voglia di sfogarsi che ha fatto il successo di pezzi come paranoid android. Infatti il disco, come largamente anticipato dal tour spagnolo dell'anno scorso e dai brani incompleti che giravano sui file sharing, e più rock ed energico dei precedenti due album. I Radiohead hanno fatto tesoro delle precedenti sperimentazioni per unirle ad una esecuzione più rock., anche se non si tratta certamente di un disco "allegro e spensierato" da mettere u per scaricare un po' i nervi (un po come i white stripes) anzi! I testi di thom yorke sono sempre più paranoici (come ad esempio in wolf at the door o myxomatosis), anche se in molti casi hanno perso una certa serietà in favore di una più diffusa ironia (sempre presente nei Radiohead ma in maniera minore negli ultimi due lp). Vengono così a crearsi brani come il soul "A punchup at a wedding" o la litania jazz di "We suck young blood" (che a parer mio nonostante la musica è la più ironica di tutte), la ballata spaziale stile pyramid song/homesick alien di "sail to the moon", la stupenda "go to sleep" che inizia con chitarre folk stile neil young per concludersi con riff alla rolling stones in cui alla fine compaiono schizzati assoli tagli/incolla figli dei pro-tools. La tecnica cut e paste non è stata usata solo nella musica ma anche nei testi, e questa è forse la cosa che mi è piaciuta meno dell'album. Perchè ho sempre amato i testi molto "cinematografici" di Yorke, mentre adesso sono più ostici e poche volte riescono a descrivere sensazioni ed emozioni come nei precedenti album.
P.S.
Ho colorato il titolo così perchè è lo stesso colore usato dai Radiohead io non sono interista!
Ora mi stò riascoltando dopo un paio di mesi il primo lp dei tortoise (che posseggo da anni in vinile) è meraviglioso! credo che sia una delle cose più belle accadute alla musica in questi dieci anni insieme ai Radiohead!
FLIPPOUT
A distanza di più di settimana (almeno credo) di questo grande concerto che sono andato a vedere e di seguito vi incollerò ciò che ha scirtto un mio amico che era con me al festival. Ovviamente non sono andato alla data di Ben Harper, ma a quella dei White Stripes QOTSA e Audioslave.
"Il festival ha aperto con un normale gruppo punk del luogo poi i curiosi Cursive i gli aberranti Hell if for Heroes. Successivamente è stata la volta dei The Kills, duo inglese prodotto dalla Domino che sta riscuotendo un ottimo successo grazie a svariati fattori quali il prezzo ridotto dell'esordio Keep On Your Mean Side, la somiglianza vocale della cantante VV a PJ Harvey nonché la di lei avvenenza (a mio parere non è niente di che, ma quando ho esternato questa mia opinione sono stato guardato come un alieno!
) e l'onda lunga dello strepitoso successo che stanno avendo i White Stripes a cui vengono continuamente paragonati a mio parere non troppo esattamente, visto che sono molto più ruvidi e imho il vero paragone s'ha da fare con i Royal Trux (e qui peraltro il paragone fisico VV-Jennifer Herrema è quantomeno impietosamente a favore della seconda
). Purtroppo c'era qualcosa che non andava nei volumi (voce troppo bassa o chitarra troppo alta, fate vobis), ma ciò nonostante il duo è riuscito ad alzare un discreto muro di suono e a coinvolgere la platea del Flippaut, che però stava per ricevere scariche di adrenalina ancora superiori.
A sorpresa, a questo punto sale sul palco Nick Olivieri, per annunciare i Turbonegro come "The best rock band in the world": quale onore! La mitica band norvegese, il cui disco di reunion
Scandinavian Leather alterna momenti ( Turbonegro Must Be Destroyed) in cui si rivive la gloria dei tempi di Apocalypse Dudes a svariati altri in cui si fa sentire la mancanza di valida ispirazione e l'odore dell'operazione commerciale, è sempre stata tra i preferiti dei QOTSA, che compaiono nel loro tributo Alpha Motherf***ers e li hanno scelti per aprire le loro prossime date americane. E' un piacere vedere il cantante Hank, seppur enormemente ingrassato, finalmente libero dai problemi con l'eroina che hanno causato lo scioglimento della band alcuni anni fa, e gli altri membri, tra cui spicca il tastierista Pal Pot Pamparius, un uomo di una follia incredibile, non sono certo arrugginiti. Fin dall'inizio della loro esibizione ce ne rendiamo conto: il gruppo di Oslo è ancora una grande live band. Tra le esibizioni più adrenaliniche, Are You Ready (For Some Darkness)?, The Age Of Pamparius, Prince Of The Rodeo, Don't Say Motherf***er, Motherf***er e una grande chiusura con mezzo Flippaut che intona I Got Erection, che prosegue anche dopo l'uscita di scena della Turbogiostra. Sul palco follia assoluta, Hank, Pamparius ed Euroboy danno vita a scene di follia che rimarranno a lungo negli occhi del pubblico di Bologna, nonostante gli headliner che seguiranno, primi fra questi -attesissimi- i White Stripes, che scatenano il delirio della platea del Flippaut, che fra l'altro alza un deprecabile pogo a scorrere che cessa solo dopo Seven Nation Army. Che i White Stripes riuscissero a rendere in modo eccellente dal vivo già lo sapevo, ieri ne ho avuto la conferma. Una scarica di adrenalina ininterrotta, un viaggio estatico attraverso i quattro lavori di una band che solo adesso ha ottenuto il successo che merita e che ora paradossalmente si ritrova contro parte della critica che aveva osannato i loro primi lavori. Mah, qual è il punto nell'essere alternativi a tutti i costi?
Dopo i White Stripes, è arrivato il momento che io e chi era con me aspettava con più trepidazione: l'unica data italiana del 2003 dei Queens Of The Stone Age. Avendoli visti a Milano nel novembre scorso, sapevo di non dovermi aspettare niente di meno della qualità totale, del delirio, di uno tsunami di suono perfettamente limpido ma allo stesso tempo travolgentemente adrenalinico, e così è stato. Forti di una solidissima tradizione live, gli stoner californiani (aprendo, al solito, con You Think I Ain't Worth A Dollar But I Feel Like A Millionaire) hanno mandato in fiamme l'Arena Parco Nord con esibizioni quantomeno perfette. La reazione del pubblico è stata ottima, anche se non ai livelli di Milano, rispetto al quale, però, devo ammettere che la qualità dell'esecuzione dei QOTSA è stata anche un filo superiore. Tutte le hit più consolidate (a parte Monsters In The Parasol, che generalmente fa sempre parte del bis -bis che nessuna delle band in programma ha concesso, il che ha portato a cose strane del tipo White Stripes che non fanno Fell In Love With A Girl e appunto i QOTSA che non fanno Monsters In The Parasol) sono state eseguite, e un pubblico diviso tra vecchi aficionados (anche se non ho visto neanche una maglietta dei Kyuss!) e nuove leve ha partecipato con grande entusiasmo. Da consegnare agli annali la versione di Regular John, con una strepitosa improvvisazione tra Josh Homme (che alla chitarra ha veramente raggiunto livelli stratosferici) e Troy Van Leeuwen, a cui basta guardarsi negli occhi per creare suggestioni sonore nuove ed indimenticabili. Al secondo posto per qualità dell'esecuzione una straordinaria Song For The Dead, e poi tutto il resto, senza nessuna falla. I QOTSA erano, naturalmente, accompagnati dall'Angelo della Morte Mark Lanegan, la cui voce meravigliosa ha eseguito svariati pezzi tra cui Hangin' Tree rimane a mio parere uno dei più entusiasmanti. Riassumendo, una delle migliori esibizioni a cui abbia mai assistito.
Oh beh, e dopo i QOTSA c'erano gli Audioslave (al cui ingresso sul palco ha iniziato a piovere dopo una giornata serena o poco nuvoloso) come headliner della serata... che dire? Il pubblico li ha accolti con fuoco e fiamme, loro -il cui disco, ricordo, reputo men che mediocre- dal vivo recuperano un po', anche perché come musicisti meritano il massimo rispetto per i capolavori che ci hanno dato in passato, tra l'altro vista la scarsità del loro repertorio come Audioslave hanno fatto di tutto pur di arrivare a un'ora di concerto: pezzi dei Soundgarden (stupendi), uno dei RATM e la cover di White Riot dei Clash (bella).
Dopodiché Cochise, l'unico loro pezzo che apprezzo. Dopodiché, tutti a casa sotto il diluvio universale, fradici, bestemmianti, ma felici.
Senza ombra di dubbio, il miglior festival italiano."
Non sono daccordo sul fatto che la cantante dei Kills sia brutta, anzi mi piace mucho!